Scrive Francesco Cundari

Esibire donne nude in copertina, in un film o in uno spettacolo teatrale è stato di sinistra prima di essere di destra, è stato femminista prima di essere maschilista (e poi, forse, di nuovo femminista). […] Insomma, per capirci qualcosa, ci vorrebbe uno scienziato. Non per niente è merito di Anna Meldolesi, che sul  Corriere della sera scrive regolarmente di cultura e attualità scientifica, se molte delle nostre lacune sono state finalmente colmate con un libro divertente e illuminante, dal titolo ingannevole quanto la copertina di un settimanale di informazione degli anni ’80. […] Con un facile gioco di parole, potremmo dire che il libro mette a nudo le nostre contraddizioni, e anche molte delle nostre ipocrisie. […] E a noi tornò subito in mente Orson Welles, secondo il quale solo due cose non si possono portare sullo schermo: un uomo che prega e un atto sessuale. Non per ragioni morali, aggiungeva, ma estetiche. Forse perché la differenza tra lo stare inginocchiati e il pregare, come tra il fare sesso e il fare l’amore, sta in qualcosa che non è possibile mostrare credibilmente nemmeno al più grande degli attori. Ed è tuttavia la differenza essenziale. La stessa che passa, in qualsiasi epoca, tra l’essere nudi e il sentircisi. (Il testo completo dell’articolo, pubblicato sull’Unità il 7 novembre 2015, si trova qui)

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