Nella mente degli uomini violenti

 femminicidio el paisCosa passava e passa per la testa del giovane assassino di Fabiana Luzzi, al momento, non lo sa nessuno. Le indiscrezioni parlano di una relazione interrotta e ripresa, di un approccio sessuale respinto, di gelosia, di scarsi segni di pentimento. Se saranno confermate, allora l’efferato caso di Corigliano Calabro presenta alcuni degli indicatori classici dei casi di femminicidio. Dire che si tratta di una tragedia annunciata sarebbe troppo, nessuno è in grado di prevedere se una serie di comportamenti intimidatori e di abusi sfoceranno in assassinio. Ma le ricerche pubblicate nell’ultimo decennio su questo tipo di delitti si contano a decine e alcuni indizi ci sono. La gelosia, innanzitutto, che non va intesa nel senso comune del termine. È il senso di possesso che trasforma l’altra in oggetto, l’attenzione ossessiva al comportamento della partner, il tentativo di limitarne le interazioni sociali. Si possono usare lenti interpretative diverse – femminista, sociologica, psicologica – ma i dati indicano la volontà di affermare il proprio ordine morale e punire presunte trasgressioni. A volte la violenza tutela l’autostima di chi la mette in pratica o comunque serve a preservare il suo mondo deviante. (pubblicato sul Corriere della sera il 27 maggio 2013; continua qui, sul blog La 27 ora)

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