Se la scienza sorride ai grassi

grossa grassa bugiaL’ortodossia la conoscete tutti: i magri vivono a lungo, i grassi, beh, peggio per loro. Capirete dunque la sorpresa di sfogliare Nature del 23 maggio e trovarvi un lungo articolo che sostiene il contrario. “Un numero crescente di studi – recita il sommario – dimostra che essere sovrappeso non sempre accorcia la vita, ma alcuni specialisti di salute pubblica preferiscono non parlarne”. Intendiamoci, nessuno mette in dubbio che l’obesità aumenti il rischio di diabete, malattie cardiache, cancro e varie patologie croniche. Ma il paradosso è che “per alcune persone – soprattutto dalla mezza età in poi, o se si è già malati – un po’ di peso extra non è particolarmente dannoso, anzi potrebbe essere utile”. La relazione tra l’indice di massa corporea (BMI) e la mortalità disegna una curva a U, in cui il valore ottimale del peso aggiustato per l’altezza aumenta nel corso della vita. Fate i vostri calcoli e date un’occhiata al grafico.

grossa grassa bugia graficoIl dogma secondo cui la mortalità cresce in modo costante all’aumentare dei chili si è affermato nel 1960, con un poderoso rapporto basato sui dati delle compagnie di assicurazioni. A sfidarlo all’inizio degli anni ’80 è stato Reubin Andres, direttore del National Institute of Aging americano. Ma la comunità medica ha reagito compatta, sostenendo che i dati fossero fuorvianti, perché comprendevano chi è magro a causa di fumo o malattie. Sono gli anni in cui il girovita dell’America comincia ad allargarsi in modo preoccupante, anche se bisogna aspettare il 1997 perché l’Oms fissi gli standard per normopeso (BMI 18.5-24.9), sovrappeso (25-29.9) e obesità (da 30 in su). Dal 2005 si fronteggiano due schieramenti: il drappello degli eretici capeggiato da Katherine Flegal del National Center for Health Statistics nel Maryland e il blocco degli ortodossi guidato da Walter Willet della Harvard School of Public Health. L’ultimo affondo è la pubblicazione a gennaio sul Jama di una meta-analisi, che include 97 studi fatti su 2.8 milioni di persone. Flegal, che lo ha firmato, sostiene che le persone etichettate come sovrappeso secondo gli standard internazionali hanno il 6% di probabilità di vivere più a lungo delle persone normopeso. Sono seguite repliche e controrepliche, persino un convegno organizzato ad Harvard per impallinare la ricerca. Ma il dogma ormai traballa e il dibattito è destinato a continuare.

Disclaimer: questo post non va inteso come un’esortazione all’ingordigia Conflitti di interesse: nessuno, l’autrice è normopeso

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