La chiamavano clonazione terapeutica. Comincia oggi.

hESC MitalipovRicordate la storia del ragazzino che urlava al-lupo-al-lupo? Anche per le cellule staminali umane clonate è andata così: quante volte avete letto che questo traguardo era stato tagliato? In realtà il risultato è stato pienamente raggiunto solo adesso, con il lavoro di Shoukhrat Mitalipov pubblicato sul prossimo numero di Cell (Tachibana et al.: “Human embryonic stem cells derived by somatic cell nuclear transfer). E’ una breaking news, anche se forse non farà tanto clamore. L’attenzione della comunità scientifica si è spostata sulle cellule staminali pluripotenti indotte (iPS), che non hanno un’origine embrionale e hanno regalato il Nobel a Yamanaka. La grande guerra fredda sulle staminali embrionali umane sembrava ormai vicina alla fine. Per quindici anni si sono opposti due fronti: da una parte coloro che giudicano uno scempio la creazione di embrioni umani destinati ad essere distrutti, dall’altra coloro che pensano valga la pena di sacrificare delle blastocisti per il progresso delle conoscenze e della medicina. Nel frattempo c’è stata la grande frode del coreano Hwang Woo-Suk, gli esperimenti riusciti solo in parte, con gli embrioni che si bloccavano nella primissima fase di sviluppo, i fallimenti dovuti a problemi tecnici e il tempo perso per gli ostacoli regolatori. Lo stesso Mitalipov, che 6 anni fa aveva clonato cellule embrionali di scimmia, ha detto che ripetere l’impresa sull’uomo non sarebbe stata così difficile se non avesse dovuto fare lo slalom tra i regolamenti. 

hESC-colonia-di-staminali-i L’exploit adesso c’è, anche perché al gruppo della Oregon Health & Science University è bastato un piccolo numero di ovociti, pagati qualche migliaio di dollari l’uno alle donatrici. Per una linea cellulare sono stati usati due ovociti soltanto. Con un protocollo perfezionato nel tempo, e un’efficienza finora impensabile, i ricercatori sono riusciti a inserire dentro alle cellule uovo il Dna di un bambino di 8 mesi affetto da una malattia rara (sindrome di Leigh). Le colonie cellulari così prodotte non mostrano anomalie cromosomiche e si differenziano nei vari tipi cellulari. Esiste un video in cui è possibile vederle, differenziate in cardiociti, mentre si contraggono all’unisono. Di certo questo non rende le iPS obsolete, anzi non mancheranno i commentatori che giudicheranno il lavoro di Cell fatica sprecata. Un risultato giunto fuori tempo massimo. Ma forse il messaggio da portare a casa è un altro: la ricerca sulle cellule staminali è ancora troppo giovane perché qualcuno possa scrivere chi ha vinto e chi ha perso o come andrà a finire. Finché non verrà curato davvero qualcuno, comunque, l’espressione “clonazione terapeutica” conviene lasciarla nel cassetto. Chiamiamola clonazione a scopo di ricerca, ci faremo meno illusioni.

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