Il senso di Andreotti per la fisica

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Testo di Giulio Andreotti (1988)

La fisica nucleare è un settore della ricerca scientifica che ha attratto la mia attenzione sin dai primi passi dell’attività politica nel governo: ai tempi di De Gasperi. L’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN), nato nel Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), eppoi posto sotto il Comitato nazionale energia nucleare (CNEN), sono episodi vivi nella mia memoria. L’adesione dell’Italia al CERN, le varie crisi attraversate in Italia da questa disciplina, sono state da me seguite con interesse. E, per quel che mi è stato possibile, sono sempre intervenuto a favore. Mai contro. Il motivo è semplice: avevo tra i miei consiglieri privati un giovane – anzi, allora, un giovanissimo fisico siciliano. Mi parlava di Ettore Majorana come di un genio della fisica moderna. Mi spiegava il fascino dei neutrini e di altre conquiste della fisica. A me, di estrazione ben diversa, quei discorsi piacevano molto. E volevo incoraggiare una disciplina scientifica tanto legata alla conquista di nuovi orizzonti per il sapere dell’uomo.  Col passare degli anni il mio contatto con i fisici subnucleari è cresciuto. E’ grazie a un gruppo di essi che è stato possibile fare uscire dalle torri di avorio un manifesto – quello di Erice – che ha fatto il giro del mondo, raccogliendo diecimila firme di scienziati appartenenti a tutti i paesi in cui si fa ricerca scientifica. Senza alcuna discriminazione politica o razziale: hanno firmato tutti. Quel manifesto dice a chiare lettere che la Scienza non è responsabile del fatto che il pianeta sia imbottito di bombe. E che è il “Segreto” scientifico-tecnico-militare il nemico numero uno dell’Umanità. Da quel manifesto nasce la proposta “utopistica” della eliminazione del segreto in tutti i laboratori. Proposta che io ho fatto mia e che è adesso all’attenzione di Gorbaciov, di Den Xiao-Ping e di Reagan.

Taubes-CoverNon ha precedenza nella storia della scienza una tale presa di posizione, così coraggiosa da parte di coloro che venivano considerati i produttori di strumenti apocalittici: i fisici. Rinchiusi nelle loro torri d’avorio, sembrava che stessero a lavorare per distruggere in modo perfetto il nostro pianeta. Io che – grazie a quanto mi diceva Zichichi – di quella fisica avo un’idea ben diversa, intervenivo spesso a loro favore. Non era possibile essere creduti se loro stessi se ne stavano zitti. Ecco perché ho insistito affinché una parola di chiarezza venisse fuori dal loro mondo. Una parola di chiarezza per noi politici, spesso ingiustamente accusati di non essere sensibili ai problemi della scienza. Se scienza vuol dire bombe-H è meglio lasciar perdere. E invece no. Dice Zichichi – e con lui alcune tra le massime autorità scientifiche che mi ha fatto conoscere, Rabi, Dirac, Wigner, Kapitza – che la scienza non può essere accusata di colpe non sue. Insomma da tutto ciò che mi è occorso di conoscere sulla fisica subnucleare è sempre emerso un quadro perfettamente coerente a quanto ho potuto finora toccare con mano. Anche se questo quadro è stato spesso deformato dai mass-media. Un esempio, il problema della candidatura italiana alla direzione generale del CERN. E’ stata mia premura fare una consultazione al più alto livello scientifico internazionale. Venti scienziati di cui dieci Nobel. La consultazione dette vincente Zichichi. Però un Comitato scientifico del CERN composto da altri venti scienziati (tra cui un solo Nobel) si schierò per Rubbia. Lo scontro Zichichi-Rubbia avrebbe portato a un terzo vincitore. Chissà chi. E chissà dove. La rinuncia di Zichichi – peraltro impegnato in un progetto di grande valore scientifico e tecnico – fu un atto apprezzato da tutti. Eppure i mass-media contribuirono a parlare di duello: Zichichi candidato di Andreotti, Rubbia di Craxi. Il libro di Taubes si pone su questa chiave di lettura per ciò che avviene nelle torri d’avorio. E’ possibile che sia così drammatica la vita del CERN? Con congiure, complotti, falsità ed escamotages che nulla hanno di scientifico? Né di quella nobiltà alla quale siamo tanto abituati dalla nostre conoscenze dirette col mondo di quella fisica? Mi ha fatto molto piacere leggere l’introduzione di Zichichi a questo libro. E io spero vivamente che il tempo gli dia ragione.

Prefazione di “A caccia di Nobel”, di Gary Taubes (Sugarco)   

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