Oggi i ratti telepatici. E domani?

9788833923109L’esperimento sui ratti telepatici di Miguel Nicolelis e colleghi lo ha spiegato bene Edoardo Boncinelli oggi sul Corriere. C’è un ratto esploratore, addestrato ad eseguire un compito. Un dispositivo elettronico registra la sua attività cerebrale e invia i segnali a un congegno analogo, impiantato nel cervello di un altro esemplare. E’ il ratto decodificatore. Non ha ricevuto alcun addestramento, ma ciò nonostante quasi 7 volte su 10 esegue il compito correttamente. Uno pensa e anche l’altro esegue, poco importa se i due animali sono separati da chilometri. Non c’è niente di esoterico in questa telemetria mentale, ma il risultato assomiglia maledettamente a quello pseudo-fenomeno che siamo abituati a chiamare telepatia. Impressionante no? Per me e per voi certamente sì. Eppure tra gli addetti ai lavori c’è chi non solo non si è detto impressionato, ma si è addirittura infastidito per la spettacolarità dell’impresa. I principi base erano tutti noti (in gran parte già testati dallo stesso Nicolelis alla Duke University). Per questo Lee Miller (Northwestern University) ha paragonato l’esperimento a una sceneggiatura per Hollywood. Mentre Andrew Schwartz (University of Pittsburgh ) nota che l’efficienza della telemetria tra i due ratti è piuttosto bassa, nonostante potessero scegliere tra due sole alternative (come tirare una leva o l’altra). Si riuscirà mai a trasmettere qualcosa di più complesso di una comunicazione binaria? Un vero pensiero che vada oltre il sì-no, o il questo-quello?

Intendiamoci: Nicolelis è un maestro delle interfacce neurali, un pioniere. Nessuno mette in dubbio il suo valore. Anzi, un po’ di fastidio per il fatto che sia riuscito ancora una volta a finire in prima pagina era prevedibile. Ma un conto è usare la neuroingegneria per consentire a una scimmia di muovere un arto artificiale con “la forza del pensiero”:  Nicolelis l’ha fatto nel 2011 e le possibili applicazioni mediche, a vantaggio delle persone con gravi disabilità, sono lampanti. Un conto è mettere in scena una comunicazione telepatica intercontinentale tra roditori. A che serve? Il diretto interessato ha spiegato che anche in questo caso potrebbero esserci degli sviluppi in medicina: ad esempio potremmo imparare a riconnettere parti  di cervello che sono state separate per traumi o malattie. La distanza fra i due ratti (uno in Usa e uno in Brasile) non è servita solo a spettacolarizzare, ma anche a dimostrare che le informazioni vengono decodificate nonostante il rumore e il ritardo del segnale. Nicolelis comunque è un visionario e non si ferma qui. Anticipa che il prossimo passo sarà mettere in comunicazione telepatica 4 topi e poi verrà il turno delle scimmie, che hanno un  senso del sé più spiccato e potrebbero collaborare in modo più creativo. L’obiettivo finale sarebbe addirittura la costruzione di un “computer organico”, che userebbe una rete di animali cerebralmente connessi per risolvere i compiti assegnati. Se vi sembra fantascienza, sappiate che Nicolelis si spinge oltre con l’immaginazione. Il suo libro “Il cervello universale” appena tradotto in Italia da Bollati Boringhieri, è un’affascinante ricostruzione della storia delle neuroscienze che guarda con audacia al futuro prossimo e anche a quello remoto. Lo scienziato immagina che un giorno l’attività elettrica cerebrale possa acquisire gli strumenti per vagare liberamente nel mondo, un po’ come fanno oggi le onde radio. Provate a immaginare di usare il computer senza toccarlo, di guidare la macchina senza muovere un muscolo, di comunicare con gli altri mediante il pensiero. “Se questo non vi alletta abbastanza, che ne dite di sperimentare la sensazione di toccare la superficie di un pianeta diverso, a milioni di chilometri di distanza, senza uscire dalla vostra stanza? O, meglio ancora, come vi sentireste se poteste accedere alla banca dati della vostra memoria ancestrale per scaricare senza difficoltà i pensieri di uno dei vostri antenati realizzando, attraverso le sue più intime impressioni e i più vividi ricordi, un incontro che entrambi non avreste mai potuto avere?”, si legge nel libro. Per ogni straordinaria opportunità aperta da questa ipotetica rivoluzione, si può immaginare un possibile abuso. Nel 1994 in “Il quark e il giaguaro”, il Nobel della fisica Nobel Murray Gell-Mann scriveva: “Un giorno – è da vedere se sarà un bene o un male – un essere umano potrebbe venire collegato direttamente a un computer avanzato, e attraverso tale computer a uno o più esseri umani. Pensieri e sentimenti sarebbero totalmente condivisi, senza la selettività o gli inganni permessi dal linguaggio. Quanto a me, forse lo sconsiglierei in generale (pur riconoscendo che, se avesse successo, un tal metodo agevolerebbe la soluzione di alcuni degli enigmi più impenetrabili). Il risultato sarebbe comunque una nuova forma di sistema complesso adattativo, un vero composto di molti esseri umani”. C’è da essere più eccitati o spaventati all’idea? Io, lo confesso, sono scettica, mi piace stare con i piedi per terra. Ma Nicolelis sta facendo un lavoro straordinario e il suo libro è da leggere. Cibo per la mente, non solo per la fantasia.

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