Amori pericolosi

amori pericolosi“Nature” ha apparecchiato un San Valentino decisamente dissacrante, anzi splatter. Oggi pubblica un racconto breve, intitolato “Peace”, su un futuro post-umano dominato dal cannibalismo sessuale. L’amore romantico è un reperto archeologico. Se dopo aver consumato sesso e partner ti trovi a disagio, allora sei un caso psichiatrico. La femmina-mantide è una figura affascinante e insidiosa, non solo per gli scrittori. Anche gli studiosi del comportamento animale restano fatalmente intrappolati nei cliché. Sul numero di febbraio di “Animal Behaviour”, Emily Burdfield-Steel e colleghi hanno passato in rassegna 47 studi pubblicati tra il 1984 e il 2009 e sostengono che gli stereotipi di genere abbondano anche nelle descrizioni scientifiche del cannibalismo sessuale. Dal punto di vista evoluzionistico, conviene anche ai maschi trasmettere i propri geni a una progenie ben nutrita. Ma il comportamento delle femmine, che necessitano di calorie extra per deporre le uova, è descritto con termini che suonano come una condanna morale. Loro sono “predatorie”, “voraci”, “rapaci”, come delle donne fatali. Per i maschi invece si ricorre alla categoria del “sacrificio”, alludendo a un gesto nobile e altruista che con gli istinti riproduttivi degli artropodi ha poco a che fare. Non è certo la prima volta che qualcuno trova le tracce di pregiudizi sessuali antropomorfici negli studi sulla riproduzione. Generalmente però è lui che si lancia, combatte, insiste, si carica il fardello dell’evoluzione. C’è lo spermatozoo nei panni del cavaliere impavido, alla conquista della bella addormentata (l’ovulo). C’è il pavone che compete con gli altri maschi, innescando il processo evolutivo che culminerà con quella bellissima, pesantissima coda, mentre lei (la pavoncella) resta a guardare. Le cellule uovo, in realtà, non sono affatto passive come si crede, e probabilmente neppure le pavoncelle: anche le femmine hanno voce in capitolo. L’articolo di riferimento è uscito nel 2011, sempre su “Animal Behaviour”. Ma di scelte sessuali parla anche il biologo Robert Sapolky in “L’uomo bestiale” (Orme 2012). Almeno in primatologia, è probabile che sia stato l’aumento delle studiose donne a cambiare le carte in tavola. Divenne evidente, scrive Sapolsky, che alcune femmine non finivano per arrendersi a qualsiasi bel fusto si pavoneggiasse con loro. Prendiamo i babbuini, per esempio. Essendo più piccola, lei non può respingerlo con lo scontro fisico, ma può evitare di cooperare. Magari anche passare ripetutamente davanti al suo peggior rivale, per spingerli ad azzuffarsi. Nel frattempo la femmina può darsela a gambe nei cespugli e accoppiarsi con quel maschio così amichevole con cui ha già stabilito un rassicurante rapporto di grooming. “Gentile può significare sexy”, scrive Sapolsky. E’ possibile che anche questa lettura sia viziata da qualche stereotipo, dal dilagare del politicamente corretto? E’ possibile. Uomini belli e dannati, compagni romantici e premurosi, donne fatali, ragazze innamorate, per una volta la scienza non è di grande aiuto. In fondo l’amore è sempre un po’ pericoloso. Buon San Valentino a tutti.

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