Homo metaphoricus

Homo-multiplex-leggeroSarà che Homo sapiens a volte appare davvero insipiens. Fatto sta che prendere il nostro genere (Homo) e accompagnarlo con un aggettivo latineggiante diverso è un espediente comunicativo praticamente inesauribile. Sempre buono per dare un nome a teorie, libri, articoli di giornale… Homo faber non è solo un romanzo di Max Frisch, ma è anche un tributo a Frabrizio De Andrè. Homo ludens pone l’accento sull’importanza culturale del gioco (Johan Huizinga, 1938). Homo noeticus è l’uomo nuovo, fantomatico punto di arrivo del nostro futuro processo evolutivo (profetizzato da Pierre Teilhard de Chardin e resuscitato dal pensiero new age). Homo sovieticus serve a descrivere la degenerazione delle politiche comuniste. Homo videns è il titolo di un libro di Sartori sul potere della tv. Ma sono stati teorizzati anche Homo oeconomicus, Homo reciprocans, Homo poeticus, Homo fictus… Piero Pelù cantava: “Risolvi con la clava tutti i problemi tuoi… Homo europeus alzi il trofeus. Homo europeus più potente di Zeus. Homo europeus nel grande rodeus”. Tacciamo sull’Homo italicus, di cui sarebbe possibile dire di tutto di più. Dalla sottocultura dell’Homo eroticus (una commedia sexy anni ’70), metafora dopo metafora, possiamo arrivare alla vetta di Durkheim e dell’Homo duplex (individuale e sociale). Ce n’è abbastanza per teorizzare l’Homo metaphoricus. Per sua natura multiplex.

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