Riposati, leggi un ebook

ebook 5“Gli ebook sono comodi, convenienti, moderni. Ma a leggerli si fa più fatica. E poi, vuoi mettere il piacere di sfogliare un libro di carta?”. Se provate a chiedere in giro, la pensano quasi tutti così. Siamo un popolo di non-lettori e, in misura minore, di bibliofili tattili. Persino i ragazzi della generazione facebook, quando si tratta di libri, retrocedono a inchiostro e cellulosa. Ma il digitale è davvero meno leggibile o è solo un pregiudizio? Secondo la ricerca pubblicata oggi da un gruppo tedesco sulla rivista “Plos One”, l’ipotesi giusta è la seconda. Matthias Schlesewsky e colleghi hanno chiesto a dei volontari di leggere su tre diversi supporti. Tablet, e-reader e carta. Nel frattempo hanno monitorato i movimenti oculari e registrato l’elettroencefalogramma dei soggetti, per misurarne lo sforzo cognitivo. La stragrande maggioranza ha confermato di preferire le pagine vere, ma le misure oggettive hanno smentito la superiorità del mezzo tradizionale. La comprensione del testo non cambia, e i parametri scientifici sono del tutto paragonabili in digitale o cartaceo. Anzi, lo studio suggerisce che i lettori over 60 farebbero bene a usare il tablet, che garantisce un maggior contrasto fra lettere e sfondo rispetto all’e-reader e si legge meglio della classica stampa. Non esiste, dunque, alcuna corrispondenza tra le sensazioni soggettive di piacevolezza e leggibilità da una parte, e l’attività neurale dall’altra. A volte ci sembrano facili cose che non lo sono e viceversa. Provate a leggere quanto segue, ad esempio: “Secondo una notizia circolata ampiamente su internet una ricecra fatta all’Uinversità di Cmabridge ha troavto che le frasi in cui le lettree eraon spotsate, come nella frase che state leggedno ora, erano facili da leggere e che la posizione delle lettere nelle parole non era importante”. Ovviamente si tratta di una burla e a Cambridge non hanno mai dimostrato nulla del genere. Al contrario, elettroencefalogramma e movimenti oculari rivelano che riordinare le lettere fuori posto ci costa uno sforzo mentale maggiore di quel che crediamo. Vale la pena notare che i lettori sono ancora piuttosto conservatori sia in Germania che in Italia. In entrambi i paesi i libri digitali coprono circa l’1% delle vendite, mentre in Usa è già avvenuto il sorpasso sui volumi rilegati (su Amazon  ebook batte carta anche nelle edizioni economiche). Naturalmente ciascuno è libero di fare come meglio crede: anche scegliere una modalità per i romanzi e l’altra per i saggi, o una per i volumi da collezione e l’altra per quelli da consultare. L’elenco dei buoni motivi per passare al digitale, comunque, si allunga: soldi risparmiati, consegna istantanea, minor fatica. In pratica puoi portarti una biblioteca in borsetta, e qui si stenta a capire perché proprio le donne che sono le lettrici più assidue siano anche le più diffidenti verso gli ebook (dati dell’Associazione italiana editori). L’elenco può continuare: se la trama è una giungla e non ricordi i personaggi, il digitale ti offre il cerca-trova. Le note a margine le puoi mettere e togliere come ti pare. E poi nessuno sul treno potrà capire cosa leggi sbirciando la tua copertina. Questo significa anche che non sarà un titolo a rivelarti le affinità elettive che ti legano (forse) al lettore (o alla lettrice) sul sedile di fronte. Pazienza, vorrà dire che troveremo altri dettagli per lavorare con la fantasia. (pubblicato sul Corriere della sera il 7 febbraio 2012 con il titolo “Sopra i 60 meglio l’ebook del libro: più facile da leggere”)

 

4 pensieri su “Riposati, leggi un ebook

  1. Sotto questo aspetto mi scopro “egoista”: non m’importa di quel che sarà del libro, degli editori, della carta, del modo di leggere. I miei figli faranno cose diverse da me e per come l’ho conosciute e apprezzate. A me piace leggere sulla carta senza avere in tasca grosse ragioni o spiegazioni a supporto, razionali, scientifiche o di convenienza.
    Con semplicità: non so che farmene di una intera biblioteca in borsa; mi piace conservare i fiori tra le pagine; ritrovare la mia calligrafia appuntata (fosse pure la lista della spesa scritta a margine); posso dimenticarmelo in treno; posso prestarlo alla persona che mi piace, posso personalizzare un regalo con dedica – disegno – foto incollata – un arzigogolo; non mi si graffierà in spiaggia, nè si fulmina se mi sorprende un acquazzone; non mi rallegra dopo aver passato una giornata intera davanti al pc godermi un po’ di lettura su un altro supporto “diversamente illuminato”; mi piacciono i riflessi e le ombre quando la luce (del sole e della lampadina) rasentano e risaltano carte più o meno pregiate; non mi piace l’uniformità per tutti i libri (piccoli, grandi, alti, ingombranti, tascabili tutti dentro la stessa cornice); mi piace sentire il suo peso nella tasca… insomma non mi dilungo con le ragioni perdenti per un tipo di lettura. So che potrò continuare a scegliere tra le due cose, nessuno mi negherà gli stessi piaceri di ora. Le cose una volta comparse non scompaiono d’incanto, ma pongono questioni nuove e all’uomo in genere la bravura di trovare risposte e adattamenti o cambiamenti adatti. Quando s’introdussero le automobili nessuno prevedeva i problemi che ci sarebbero stati con la massima diffusione, forse i vantaggi in questo campo superano i problemi, chissà. Ogni innovazione non è nè buona nè cattiva, solo nuova. Ah! Dimenticavo, oggi in edicola ho visto che vendevano la 5° sinfonia di Beethoven diretta da Karajan in vinile. Nostalgici alla riscossa!!! Cari saluti.

  2. Capisco (e convido) il legame affettivo per la carta ma non si può fare il broncio al proprio tempo. A proposito di automobili, ho visto un documentario sulla loro introduzione. Il primo effetto è stato risolvere il problema igienico delle strade invase dal letame. Spesso la psicologia umana tende a sottovalutare i problemi delle vecchie tecnologie e a sovrastimare quelli delle nuove…

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