L’impronta di Mary Leakey

Mary-Leakey-9376051-1-402Il 6 febbraio, cento anni fa, nasceva Mary Leakey (1913-1996). L’hanno definitita la grande dama dell’archeologia, ma quella connotazione di genere rischia di sminuirla. Mary infatti è stata tra i fondatori della moderna paleoantropologia. Capostipite della più importante dinastia di cercatori di fossili, arrivata ormai alla terza generazione. E’ stata una donna anticonformista e baciata dalla fortuna. Figlia di un paesaggista, aveva studiato arte ma l’archeologia l’aveva imparata (e rinnovata) sul campo, nel mezzo dell’Africa. Partita negli anni ’30 al seguito di un uomo sposato, archeologo affermato a Cambridge, dieci anni più grande di lei. Fu scandalo. E poi fu magia. Louis le faceva ombra con le sue abilità di comunicatore, ma dicono che tra i due fosse lei la vera cacciatrice di fossili. Fumatrice di sigari cubani, indipendente al punto da contestare le interpretazioni del marito, soprattutto negli ultimi anni. C’è la sua mano dietro al ritrovamento di alcuni fossili che hanno spostato la culla dell’umanità dall’Asia all’Africa (le vengono attribuiti Proconsul africanus, Australopithecus boisei, Homo abilis). C’è ancora lei dietro la clamorosa scoperta delle orme di Laetoli in Tanzania, le prime impronte di ominidi mai rinvenute. Hanno immortalato una famiglia di 3,7 milioni di anni fa che cammina, nello scenario di un’eruzione vulcanica. Madre, padre e figlio, probabilmente. I loro passi sono rimasti impressi nella cenere bagnata dalla pioggia, come un “comportamento fossile”. Nella sua vita Mary ha fatto anche un grande “errore”: ritirare il proprio nome dal lavoro scientifico che ha incoronato Lucy come nostra antenata. Questo episodio illumina la durezza degli scontri tra la famiglia Leakey e l’altro clan emergente della paleoantropologia (l’accoppiata Donald Johanson e Tim White). Il testimone della famiglia Leakey, nel frattempo, è passato saldamente nelle mani del figlio Richard e di sua moglie Meave, infine alla nipote Louise oggi trentenne, che però opera in uno scenario assai diverso. La paleontropologia oggi è una disciplina più democratica e scientifica, forse un po’ meno ruggente.

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