Piccoli imperatori pessimisti

libro greenhalghIl 15 gennaio sul Corriere della sera è uscito un mio commento sui trentenni cinesi della generazione dei figli unici (pag 34). La loro personalità e il loro comportamento in alcuni classici test di economia sperimentale (Dictator Game, Trust Game, Risk Game, Competition Game) sono al centro di un lavoro pubblicato sull’ultimo numero di ”Science”. Ne emerge la fotografia di una generazione poco combattiva, fatta di piccoli imperatori solitari e pessimisti. Per contestualizzare questi dati, in preparazione del mio articolo, ho intervistato una delle autrici. Xin Meng si è laureata in Cina e ora insegna economia all’Australian National University. Ecco cosa mi ha detto. (PS la copertina è di un bel libro di Susan Greenhalgh sull’intreccio fra cattiva scienza e cattiva politica che ha portato la Cina a varare la sua politica demografica)

A.M. Siamo abituati a pensare che gli studenti asiatici, quelli cinesi in particolare, abbiano una marcia in più rispetto ai coetanei occidentali perché molto motivati,
disciplinati, disposti ai sacrifici. I dati appena pubblicati dal suo gruppo su
“Science” contraddicono questo stereotipo?

XIN MENG Non è così semplice. Ci sono due questioni importanti da tenere a mente a questo proposito. Innanzitutto il nostro studio confronta da una parte gli individui che avrebbero potuto avere dei fratelli ma non li hanno avuti a causa della Politica del figlio unico, e dall’altra parte gli individui che sono nati appena prima dell’introduzione di questa Politica e quindi sono cresciuti con dei fratelli. Rispetto a questi ultimi, la generazione dei figli unici risulta significativamente meno fiduciosa, meno affidabile, meno propensa ad assumersi dei rischi e meno competitiva. In realtà la cultura tradizionale cinese è molto altruista e orientata alla famiglia, e ha sempre considerato il duro lavoro come una virtù. Queste tradizioni millenarie non vengono cancellate facilmente. Inoltre probabilmente, durante l’era comunista, la società ha incoraggiato lo sforzo collettivo più del comportamento individualista. Ci sono dati secondo cui, rispetto ad altre nazioni, in media i Cinesi sono più propensi a fidarsi. Per esempio un articolo del “Wall Street Journal” indica, sulla base del  World Value Survey 2007, che il 49% dei cittadini cinesi interpellati ritiene di potersi fidare della maggioranza delle persone, mentre negli Stati Uniti questa percentuale si ferma al 39%. La seconda questione di cui tenere conto è che la Politica del figlio unico è stata applicata rigidamente solo nelle aree urbane, mentre in quelle rurali è comune avere due o tre figli. Di conseguenza attualmente la maggior parte della popolazione cinese rurale hukou [Ndr con residenza stabile] non è cresciuta senza fratelli ed è due volte più numerosa della popolazione urbana. Per le coorti nate dopo il 1980, la popolazione urbana hukou è solo un quarto della popolazione rurale. I nostri risultati sui Cinesi urbani hukou, dunque, non possono rappresentare il Cinese “medio”.

A.M. Quali implicazioni si possono trarre per i figli unici delle società occidentali?

XIN MENG I nostri risultati hanno qualche rilevanza anche per i figli unici nelle società in cui sono le coppie a decidere liberamente quanti bambini mettere al mondo, ma il comportamento dei figli unici in questi contesti può differire considerevolmente rispetto a quanto abbiamo scoperto per la generazione cinese dei figli unici. Quando le decisioni riproduttive vengono prese dagli individui, i figli unici sono il risultato delle scelte parentali. I genitori che scelgono di avere un solo bambino potrebbero rappresentare un gruppo particolare di genitori in termini di personalità e tratti comportamentali. Queste caratteristiche speciali possono essere trasmesse ai figli. Quindi quello che osserviamo può essere la combinazione dell’effetto di crescere senza fratelli e dei particolari tratti della personalità ereditati dai genitori. Nel gergo economico questo secondo elemento viene chiamato “selection bias”.  Nel lavoro pubblicato su “Science”, invece, noi mostriamo l’effetto del crescere come figli unici, non quello che accade quando sono i tuoi genitori a decidere che tu devi essere un figlio unico. Inoltre, in una società in cui le decisioni riproduttive sono individuali, i figli unici si trovano a crescere con dei coetanei che hanno dei fratelli. Mentre in Cina, a causa della Politica del figlio unico, questi figli unici crescono con amici e compagni di scuola che sono per lo più figli unici. Questo “effetto dei coetanei” può anche amplificare l’effetto del crescere senza fratelli. Perciò è un po’ difficile capire cosa significano i nostri risultati per le società in cui mettere al mondo uno o più figli è una scelta individuale.

A.M. E’ stato difficile ottenere il via libera di Pechino per la vostra ricerca? E’ vero che discutere gli effetti negativi della Politica del figlio unico non è più un tabù?

XIN MENG Non abbiamo avuto alcuna difficoltà a condurre il nostro studio in Cina. Siamo convinti che il Governo cinese sia piuttosto aperto alle discussioni sull’impatto della Politica del figlio unico.

A.M. La Politica del figlio unico è responsabile di moltissimi drammi personali. Ha causato un grave squilibrio demografico in termini di invecchiamento della popolazione. Ha generato uno sbilanciamento numerico tra i sessi, perché molte coppie, potendo avere solo un figlio o due, decidono di abortire le figlie femmine. Ora voi avete documentato anche un impatto comportamentale sulle giovani generazioni. Le autorità cinesi sono consapevoli e preoccupate di questi risvolti psicologici? Crede che possano essere considerati una minaccia per lo sviluppo del Paese?

XIN MENG E’ difficile rispondere, ma sì, noi pensiamo che il Governo cinese sia a conoscenza delle ramificazioni psicologiche della Politica del figlio unico. Nel marzo del 2007, alla Conferenza politica consultiva del popolo cinese (CPPCC),  trenta delegati hanno chiesto al Governo di abolire questa politica esprimendo preoccupazione per “i problemi sociali e i disordini della personalità dei giovani”. Per quel che possiamo capire, attualmente il Governo cinese sta valutando un possibile rilassamento della Politica del figlio unico e noi speriamo che i nostri risultati abbiano un importante ruolo nel processo decisionale.

(l’intervista è avvenuta via email il 9 gennaio 2013)

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